Nel mese di maggio vi segnaliamo il lavoro dell’artista britannica Marianna Simnett, la quale crea installazioni fiabesche, performative, sonore e luminose, che esaminano il senso di intimità ma anche l’ansia di non familiarità che proviamo con il nostro corpo. Si concentra in particolare sui mezzi che utilizziamo per controllare il nostro universo corporale, siano essi tecnologici o culturali.

Musicista di formazione classica, Simnett sfrutta anche la capacità della musica di “agire sul corpo” lasciando i suoi video con canzoncine perversamente orecchiabili ma comunque sinistre su argomenti come mastiti, ossa turbolente e vene varicose.

Tre video installazioni, presentate nel 2015 al Serpentine Gallery Pavilion di Londra, sembrano anticipare i tempi contemporanei, l’angoscia nell’affrontare un nemico invisibile che si insinua nei nostri corpi , sottolineando la lucidità visionaria dell’artista.

Si tratta di In The Udder (2014), Blood (2015) e Blue Roses (2015),  in cui il corpo – i suoi tratti digestivi, i passaggi nasali e le reti circolatorie, rispettivamente – fa da sfondo a una serie di racconti di moralità triste interpretati da un variegato equipaggio di bambini, scarafaggi cyborg, vergini giurate e arti disincarnati. In ognuno di essi, l’osservatore è direttamente in un sistema biologico – sia umano che animale – sotto la minaccia di infezioni, malattie o disturbi. Questa narrazione si intreccia con una seconda storia – ambientata all’esterno del corpo – con personaggi e temi portati attraverso i due scenari.

La sua la si può definire è un’opera d’arte gentile, femminile e tagliente.


© Marianna Simnett — mariannasimnett.com ↗︎

The Needle and the Larynx (2016) di Marianna Simnett
15’17” | 24 Aprile 2020 – 8 Maggio 2020


Alla luce dei lockdown e in seguito al successo della recente proiezione online di The Bird Game (2019), Marianna Simnett mostrerà una selezione continua delle sue opere video. Ogni lavoro sarà proiettato per due settimane, con un libro degli ospiti digitale di accompagnamento.


“Surgeon! Make my voice low so that it trembles with the earth…”