Il progetto architAMORfosi nasce dall’esigenza dell’artista di rappresentare angoli della città in una modalità del tutto propria, o meglio angoli di diverse città come non li abbiamo mai visti.

Guardando alle opere qui esposte possiamo notare un forte richiamo alle sceneggiature di un film, alle inquadrature capaci di mettere in risalto ambiente e personaggio in un passaggio d’immagini che scorre ed evolve tra un fotogramma e l’altro fino a creare la pellicola cinematografica.

Nel dettaglio è il campo medio ad avere maggior affinità con quanto appena citato: in ognuna delle opere è molto presente l’ambiente, essendo allo stesso tempo il protagonista.

Ambiente dall’artista interpretato come fascio di luce bianchissima che ad alta frequenza s’irradia su tutta la superficie lasciando spazio ad un solo ed unico protagonista: l’elemento architettonico.

Non soltanto affinità, ma anche distinzioni tra il mondo del cinema e le opere in mostra.

Per Matteo Galvano luce è libertà d’immaginazione, spazio su cui si può costruire ogni cosa, possibilità di far emergere ciò che fino a poco prima poteva considerarsi soltanto uno schema immaginario.

Bianco e nero fino ai primi anni ’30. A seguire proiezioni a colori.

In quel momento, la scomposizione della luce bianchissima visibile in questo percorso espositivo, secondo la Teoria del prisma di vetro di Newton, si tramuta nei sette colori dello spettro all’interno di ognuno di noi, nel momento di passaggio tra il nostro ragionamento logico (mente conscia) e la nostra emozione (inconscio). Noi siamo dunque parte del prisma che assorbe, scompone e disperde, considerato che ogni essere umano memorizza, reinterpreta e comunica.

Seguendo il percorso e osservando ogni opera vi sembrerà di viaggiare inun istante tra città geograficamente distanti tra loro e ancor di più la sensazione si pronuncerà davanti all’opera “Land-Time”.

Quest’ultima è un’opera inedita in cui l’artista ha impegnato la sua forza creativa moltiplicando quella fusione che fino ad oggi prendeva il suo spazio su un lato soltanto. Con “Land-Time”, Matteo Galvano vuole evidenziare che la storia dell’architettura è da scriversi non soltanto nella visione di palazzi restaurati, ma che accostando vari elementi architettonici del passato come del presente, e facendone di essi un estroso restauro, la scrittura appare più fluida.

Oltre alle opere facenti parte della serie architAMORfosi l’artista, grazie ad un Team di specialisti nel campo 3D, ha realizzato “il desiderio” di tenere tra le mani una sua creazione: esposti per la prima volta tre esempi di stampa 3D ripresi e reinterpretati fino a crearne un effetto visivo totalmente nuovo e studiato in maniera differente per ognuno di essi.

Per la sezione 3D l’artista è stato affiancato da Lorenzo Manzoni, co-ideatore e eyewear designer, Riccardo Gatti (dott. magistrale in disegno industriale) che ha curato la modellazione 3D e Sharebot Monza, che ha stampato le opere.

La mostra si può considerare l’avvio di un percorso che ambisce a rivoluzionare il modo di interpretare l’architettura, proponendo nuove fusioni e nuove dimensioni da esplorare.

Roberta Macchia

Co-curatrice della mostra