Emilio Cavallini nasce a San Miniato (Pisa) nel 1945. Nella seconda metà degli anni ’60 comincia a dedicarsi alle sue grandi passioni: la moda e l’arte. Per i successivi 40 anni continua incessantemente a tessere una relazione inestricabile fra i due mondi, con un costante lavoro di spola fra arte e moda. Alla fine degli anni ’60 a Londra incontra Mary Quant. Gli viene chiesto di esplorare le potenzialità delle calze nel vestire le gambe femminili, messe in evidenza dalla minigonna. Cavallini risponde a questa esigenza rivoluzionando la percezione della calza, la nobilita alla stessa dignità dell’abito nella funzione di ridefinire la donna, prendendo ispirazione dal mondo dell’arte contemporanea. Il suo stile innovativo nel considerare l’accessorio femminile lo porta a collaborare con le maggiori griffe internazionali come Mary Quant, Dior, Celine, Balenciaga, Alexander McQeen e Gucci, e ad avere come testimonial della sua creatività grandi star come Madonna, Beyoncé, Lady Gaga e tante altre. La sua attività di stilista lo favorisce nella frequentazione degli ambienti artistici internazionali, in particolar modo degli Stati Uniti. Contemporaneamente alla sua attività e mentre cresce la sua notorietà nel mondo della moda coltiva la sua creatività anche nell’ambito dell’arte, realizzando opere di grande qualità solo per soddisfare le sue esigenze interiori. Solo da qualche anno, dal 2010, quando Cavallini decide di dedicare la sua attenzione interamente all’arte, sceglie di mostrare al pubblico le sue opere. Per la realizzazione delle opere utilizza materiali inusuali mutuati dal mondo della moda: filo di nylon, tessuti in poliammide stampati, le stesse calze, bobine per filati. La progettualità della sua ricerca artistica prende il via da elementi base della geometria la cui composizione si struttura secondo leggi matematiche. Punti, linee, quadrati, triangoli, cerchi, organizzati nello spazio tridimensionale secondo leggi combinatorie, permutazioni o algoritmi di accrescimento dalle più recenti teorie matematico-geometriche, danno vita a strutture frattali, catastrofiche, diagrammi, o attrattori, come testimoniano i titoli delle opere. È cosi che il percorso di Cavallini corre parallelo ad alcuni fondamentali movimenti artistici della seconda metà del Novecento, dall’arte ottico-cinetica all’arte generativa.

Nel febbraio 2011 la Triennale di Milano gli dedica un’ampia retrospettiva intitolata “Trasfigurazione”. Nel 2015 espone alla galleria “Rosai e Ugolini” di New York e all’ “Opera Gallery” di Parigi. Nel 2016 alla GR Gallery di New York e nel 2017 all’Istituto Italiano della Cultura di Los Angeles e al Castello di Belgioioso di Pavia. Nel 2018 è in mostra presso la Galleria Novecento di Palazzo Sarcinelli di Conegliano e alla IA&A at Hillyer di Washington. Sull’attività artistica di Cavallini è uscito edito da Skira nel 2010 il volume monografico “La magnifica ossessione” a cura di Benedetta Barzini.


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